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Isopensione 2023: cos’è e quali sono le novità
Isopensione 2023 cos'è e quali sono le novità

Isopensione 2023: cos’è e quali sono le novità

L’isopensione è una delle possibilità di pensionamento anticipato riservata ad alcune categorie specifiche di lavoratori, introdotta dalla Legge Fornero per tutelare quei lavoratori prossimi alla pensione impiegati presso aziende con esuberi

Lo scorso 28 febbraio 2023 è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale la Legge 24 febbraio 2023, n. 14, anche nota come Decreto Milleproroghe, con il quale si è prorogata questa opzione fino al termine del 2026.

In questo articolo vedremo nel dettaglio cos’è l’isopensione e quali sono i lavoratori che ne hanno diritto, come funziona l’iter di attivazione e quali sono gli attori coinvolti (aziende e sindacati), qual è il trattamento economico e quali sono le differenze rispetto all’assegno pensionistico di vecchiaia.

Infine, vedremo come anche i fondi pensioni vengono incontro ai lavoratori in età avanzata che perdono il lavoro in prossimità del pensionamento attraverso la Rendita integrativa temporanea anticipata (RITA).

Cos’è l’isopensione?

L’isopensione è una opportunità di prepensionamento che consente di anticipare di 7 anni il congedo definitivo dal lavoro

Essa è riservata a lavoratori dipendenti di imprese con più di 15 addetti, in caso di eccedenza di personale, e consente di stipulare accordi con le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative per incentivare l’esodo dei lavoratori più anziani

Introdotta dalla cosiddetta Legge Fornero (Legge 92/2012), inizialmente prevedeva un’uscita dal lavoro con 4 anni di anticipo rispetto ai requisiti anagrafici (ricordiamo che nel 2023 sono pari a 67 anni), ma con la Legge di Bilancio 2018 tale requisito è stato ampliato, di fatto aumentando la platea dei potenziali interessati. 

L’isopensione, i cui benefici avrebbero dovuto esaurirsi entro il 2023, sarà invece attivabile fino al 2026, come previsto dal Decreto Milleproroghe 2023.

Come accedere all’isopensione?

Quindi, come stabilito dalla legislazione vigente, per accedere all’isopensione occorre la sussistenza delle seguenti condizioni:

  • lavorare in un’azienda con più di 15 addetti;
  • essere al massimo a 7 anni dalla maturazione dei requisiti anagrafici per la pensione di vecchiaia (nel 2023 parliamo di 67 anni);
  • l’azienda deve trovarsi in una situazione di eccedenza del personale e stipulare un accordo con le organizzazioni sindacali.

Attraverso l’isopensione le aziende, anziché licenziare dei dipendenti avanti con l’età e dunque difficilmente ricollocabili, li accompagnano verso il pensionamento anticipato, erogando a proprie spese l’assegno del valore equivalente alla pensione, fino alla maturazione dei requisiti anagrafici.

Come funziona l’isopensione?

Per attivare l’isopensione occorre seguire alcuni passaggi, a partire dall’accordo di esodo che l’azienda deve stipulare con i sindacati, al cui interno devono essere indicate le seguenti informazioni:

  • situazione di eccedenza del personale;
  • numero dei lavoratori risultanti in esubero;
  • termine entro il quale il programma di esodo deve concludersi.

Una volta sottoscritto l’accordo, i lavoratori possono scegliere se aderire oppure no. Dunque, la decisione finale spetta al singolo lavoratore.

Una volta siglato l’accordo, l’azienda deve:

  • depositare il documento all’INPS;
  • presentare una fideiussione bancaria a garanzia dell’importo destinato al pagamento degli assegni ai dipendenti in modo che, in caso di insolvenza, l’istituto possa chiedere il pagamento delle rate al garante.

Eseguiti questi adempimenti, interviene l’INPS, che deve:

  • verificare la sussistenza dei requisiti previsti in capo al datore di lavoro e ai singoli lavoratori;
  • fornire all’azienda gli accessi alla procedura;
  • validare l’accordo aziendale e il programma di esodo annuale;
  • verificare tempi e importi dell’isopensione; 
  • gestire l’iter finanziario dei pagamenti che l’azienda anticipa all’INPS, che a sua volta li eroga ai lavoratori.

Isopensione 2023: trattamento economico

L’assegno di isopensione, o assegno di esodo, è sempre più basso di quello riconosciuto per la pensione di vecchiaia, poiché alcuni importi sono esclusi dal conteggio:

  • contribuzione relativa all’isopensione che il datore versa all’INPS nel corso del periodo di esodo;
  • perequazione automatica, cioè l’adeguamento dell’assegno all’inflazione;
  • trattamenti di famiglia.

Inoltre, su questo assegno non possono essere effettuate trattenute per il pagamento di oneri, ad esempio per finanziamenti con cessione del quinto oppure per il mutuo.

Il pagamento viene corrisposto per 13 mensilità in rate mensili anticipate, come per tutte le altre pensioni INPS.

Come per la pensione di vecchiaia, inoltre, l’assegno è soggetto a tassazione ordinaria, ma non è prevista la reversibilità. Dunque, se il lavoratore dovesse morire prima di maturare i requisiti per la pensione di vecchiaia, ai superstiti viene riconosciuta la pensione indiretta, quella che riguarda i superstiti dei lavoratori e non dei pensionati.

Passaggio da isopensione a pensione di vecchiaia

Alla scadenza dell’accordo di isopensione, i pagamenti cessano; tuttavia, il passaggio alla pensione di vecchiaia non è automatico: il lavoratore deve presentare per tempo la domanda, in modo da evitare che vi siano periodi finanziariamente scoperti.

Ma se il lavoratore esodato, prima della scadenza dell’isopensione, dovesse maturare il diritto a un trattamento pensionistico anticipato, come Quota 103 oppure Opzione Donna, questo può scegliere di anticipare il passaggio al suddetto trattamento, qualora lo ritenesse più conveniente.

Leggi anche il nostro approfondimento Pensioni 2023: tutte le principali novità

Fondo pensione e RITA: un’opportunità per chi perde il lavoro

Abbiamo visto come funziona l’isopensione e il suo ruolo di accompagnamento al congedo dal lavoro in situazioni di crisi occupazionale.

Su questo fronte intervengono anche i fondi pensione come Telemaco, attraverso uno strumento dedicato a chi perde il lavoro in prossimità del pensionamento: la Rendita integrativa temporanea anticipata (RITA).

La RITA rappresenta l’opportunità di richiedere in anticipo il capitale accumulato presso il fondo pensione, in tutto o in parte, sotto forma di rendita. Si tratta, insomma, dell’erogazione frazionata di un capitale pari alla posizione individuale maturata, o a una parte di essa, per il periodo che decorre dall’accettazione della richiesta fino al raggiungimento dell’età anagrafica prevista per la pensione di vecchiaia

Per accedere alla RITA occorre essere in possesso di specifici requisiti, legati alla permanenza nel fondo pensione e al periodo che intercorre tra la richiesta e il raggiungimento dell’età anagrafica per la pensione di vecchiaia. 

Nel dettaglio:

  • adesione al fondo pensione da almeno 5 anni, che possono essere ridotti a 3 in alcuni casi specifici previsti dallo Statuto;
  • cessazione dell’attività lavorativa;
  • raggiungimento dell’età anagrafica per la pensione di vecchiaia entro i 5 anni successivi alla richiesta;
  • maturazione del requisito contributivo complessivo nei regimi obbligatori di appartenenza di almeno 20 anni.

La RITA può essere richiesta, inoltre, se sono presenti i seguenti requisiti:

  • adesione al fondo pensione da almeno 5 anni, che possono essere ridotti a 3 in alcuni casi specifici previsti dallo Statuto;
  • inoccupazione, successiva alla cessazione dell’attività lavorativa, per un periodo di tempo superiore a 24 mesi;
  • raggiungimento dell’età anagrafica per la pensione di vecchiaia entro i 10 anni successivi.

Leggi anche il nostro approfondimento Cos’è la Rendita integrativa temporanea anticipata (RITA)

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